mercoledì, 28 novembre 2007, ore 18:27
E' da un po' che non aggiorno il blog. Ci sono passata tante volte, e alla fine ho sempre deciso di rimandare.
Forse anche per evitare di tenere alcuni ricordi segnati su queste pagine.
Ricordi che, a pensarci, mi fanno venire i brividi.
Lele ci ha lasciato. Ha lasciato un vuoto enorme, ed è stato lui a deciderlo, soprattutto nei cuori delle persone a me care. Si soffre quando una persona decide di togliersi la vita.
Ma si soffre ancora di più quando ti rendi conto che è stata così forte da accoltellarsi per ben 8 volte. Non voleva più vivere, e quelle accoltellate erano il simbolo di quanto ancora più sofferente per lui fosse continuare ad andare avanti, ogni giorno, mascherato di sorrisi e estroversia.
Così il mio compleanno non è stato così felice come speravo, anche se tutte le persone che avevo vicino quel giorno mi sono state vicine anche nei giorni precedenti, quando il pensiero di fare qualsiasi cosa sembrava inconcepibile.
Il tempo lava tutte le ferite, e purtroppo è vero, anche se di tanto in tanto non riesco a fare a meno di pensarci.
Ma da domani i pensieri possono restare a casa. Nella mia valigia ci sarà spazio solo per le vacanze, i mercatini di natale di Innsbruck, Monaco e Norimberga e...i pretzel accompagnati da una buonissima Weissbier!!!!
Parto per un lungo week end all'insegna dell'atmosfera natalizia, e lascio a casa la malinconia e lo stress, e fino al 4 di Dicembre non voglio sentire storie.
Buon viaggio a me, e ai miei compagni di avventure!
senzadisturbare
domenica, 11 novembre 2007, ore 18:53
In quest'ultimo periodo non ho aggiornato il blog come avrei voluto, ma compenso con qualche piccolo consiglio per le vostre letture.
Blackeberg.
Fa pensare a quei dolci rotondi di pasta di cocco, magari fa venire in mente la droga. Una vita decente. Si pensa alla metropolitana, ai sobborghi. Poi probabilmente non viene in mente nent'altro. Anche lì, come dappertutto, ci abita della gente. E' per questo che il quartiere è stato costruito, perchè le persone avessero un posto dove abitare.
Non è un luogo cresciuto in modo naturale, no. Qui, tutto è stato predisposto sin dall'inizio. La gente ci è andata a vivere non appena tutto era pronto. Edifici di cemento, scagliati nel verde.
Quando questa storia ha inizio, il quartiere di Blackeberg esisteva già da trent'anni. Si potrebbe pensare allo spirito dei pionieri. Al Mayflowe, a una terra sconosciuta. Sì. Immaginare case vuote che aspettano la gente.
Ed eccola che arriva!
Passando sul ponte di Traneberg con il sole e le visioni davanti agli occhi. L'anno è il 1952. Le madri portano i loro piccoli in braccio e spingono le carrozzine o li tengono per mano.
I padri non portano zappe e badili, ma elettrodomestici e mobili funzionali. Con tutta probabilità stanno cantando qualcosa.
Forse l'Internazionale. Oppure un salmo, a seconda del credo religioso.
Il quartiere è grande. E' nuovo è moderno.
Ma non è andata così.
Arrivavano con la metropolitana. O con le auto, o con i furgoni dei traslochi. Uno dopo l'altro. Entravano negli appartamenti vuoti con le loro cose. Le sistemavano sugli scaffali e negli armadietti su misura, disponevano i loro mobili sui pavimenti di linoleum. Ne compravano di nuovi per coprire i buchi.
Quando finivano alzavano gli occhi e guardavano la terra che gli era stata data. Uscivano dai portoni e trovavano gli spazi già predisposti. Bisognava solo adattarsi a quello che c'era.
C'era un centro. C'erano spaziosi parchi gioco per i bambini.
C'erano ampie aree verdi fra le case. C'erano molte stradine per i pedoni.
Un bel posto. Questo si diceva la gente seduta al tavolo della cucina qualche mese dopo che si era trasferita.
"Siamo arrivati in un bel posto."
Una sola cosa mancava. Una storia. A scuola, dato che non esisteva, i bambini non dovevano scrivere temi sul passato di Blackeberg. Sì. C'era la storia di un mulino. Un personaggio strano. Sorgevano strane case giù, vicino all'acqua. Ma era tanto tempo fa e non c'era nessuna relazione con il presente.
Dove ora ci sono le case a tre piani, prima era tutta foresta.
Erano lontani dai misteri del passato, non avevano neppure una chiesa. Un sobborgo di diecimila abitanti senza una chiesa.
Fa capire molto sulla modernità e la razionalità del luogo. Un luogo dove si poteva essere liberi dalle calamità e dal terrore della storia.
Tutto questo spiegava perfettamente quanto fossero impreparati.
Lasciami entrare - John Ajvide Lindqvist
senzadisturbare
venerdì, 02 novembre 2007, ore 20:57
Mi trovo qui per una semplice ragione: ero il Dopplegänger di Seva Mejerchol'd, il suo doppio. Tutti ne hanno uno, è naturale. Nella vita non se ne può fare a meno, che lo si riconosca o no. Un Dopplegänger non è altro che un io alternativo in cui ricorrere in caso di necessità, da attivare a proprio piacimento: è il servitore personale del nostro ego. Fedele, sì, ma dotato anche di un'affidabile autonomia. E quando occorre, capace di trasformarsi in agente provocatore.
Da bambini vi è mai capitato di giocare con un amico che i vostri genitori definivano "immaginario"? E nel riferire un episodio personale non vi sentite a volte tentati di fingere che sia accaduto a qualcun altro? Quando vi mascherate non vi succede mai di provare un senso di euforia esaltante per il fatto di essere diventati, per poche ore colme di soddisfazione, un io completamente diverso? Se vi è capitato, sono certo che riuscirete a comprendere ciò che intendo. Non c'è nulla di insolito: avere un doppio immateriale è un fatto inevitabile nella vita.
Come l'ombra del corpo, l'eco della voce, il volto riflesso nello specchio; come domandarsi (ad alta voce o in silenzio, pieno di paura o di eccitazione): Chi sono io in questo momento?
Quanto a cosa faccia in concreto un Dopplegänger, posso dire che le nostre possibilità non hanno limiti! Siamo suggeritori, teniamo la palla in gioco. In determinate circostanze impersoniamo la cosiddetta voce della ragione; in altre, offriamo un pizzico di erotismo sublime, una nota rinfrescante di umorismo, una scossa di paura, un lampo di rabbia: qualsiasi cosa sia utile in quel momento specifico. Non ci sono criteri ben definiti: è tutto affidato all'improvvisazione.
Una Sognatrice - Martha Cooley
Un altro libro, una nuova emozione.
Quando le immagini lasciano il posto alle parole.
senzadisturbare