giovedì, 20 settembre 2007, ore 20:55

Sembrano piccole sciocchezze, ma sono quelle stupidaggini che ti fanno sentire apprezzata.
Magari non ti aiutano a migliorare la tua salute, ma ti regalano un sorriso in più.
Ti emozionano, ti fanno piangere, e ti fanno capire che hai molte persone che ti vogliono bene, più di quelle che potevi immaginare.
Oggi a lavorare una collega mi ha voluto aiutare, senza chiedere niente in cambio.
Mi ha dato il numero di telefono di un centro di consulenza gratuito, dove poter chiamare, e magari trovare un aiuto.
Mi ha detto che su, negli uffici, io sono l'unica che si salva, perchè sono dolce, simpatica, carina.
Sono l'unica con un briciolo di umanità, e che non si limita a guardare le persone dalla testa ai piedi con sufficienza.
Non le giudica per l'aspetto, ma per quello che hanno dentro.
Io in quel momento mi sono commossa, perchè mi ha fatto pensare a mia madre, a quanto le voglio bene, e a quanta voglia avevo di parlare con lei.
Mi ha aiutata ad andare da mia madre, e dirle finalmente quanto mi fa soffrire questa situazione, e quanto bisogno ho di farmi aiutare da qualcosa che vada oltre la terapia farmacologica.
Voglio imparare a gestire le mie paure, e non a sopprimerle.

Questa sera io ed una mia amica siamo andate a prendere un gelato, uscite dall'ufficio.
Le ho raccontato quello che ho passato in questa settimana, quanto sto male, e quanto vorrei riuscire a scacciare tutte quelle paure che mi fanno sentire così vulnerabile nei confronti di ogni cosa.
Siamo usciti dalla gelateria e lei mi ha detto: "Silvia, io però devo dirti una cosa. Mi sento una merda, perchè è tutta la settimana che non volevi parlare con me, ed io ti ho considerato una stronza. Poi mi hai detto quello che stavi passando, e stavo per mettermi a piangere, per aver pensato queste brutte cose di te.
Tu per me sei più di una collega, e sappi che se hai bisogno di fare due chiacchiere, a qualsiasi ora, in qualsiasi momento, io sono qui. Puoi chiamarmi, anche quando non lavoreremo più insieme..."
E' stata una giornata bellissima.
A lavorare non ho concluso niente, ma è stata la prima volta che ho visto trasparire quell'umanità, e quel senso di affetto che pensavo non esistesse nell'azienda in cui lavoro.
Questa è la piccola famiglia di cui tanto parlavano, e per la quale non ho mai provato affetto, fino ad oggi.

Nel momento del bisogno ho scoperto fino a che punto le persone sono disposte ad aiutare chi soffre.
Quante persone sono disposte a mettere da parte i loro problemi (che sono anche più gravi dei miei), solo per vedermi sorridere.

Un "grazie" non sarebbe sufficiente, ma è tutto quello che posso offrire, e lo faccio con il cuore.

Grazie Mamma, Gabriele, Antonio, Elisa, Rosy.
Vi voglio bene.
senzadisturbare

lunedì, 17 settembre 2007, ore 20:21

Un anno e mezzo volato, ed ora mi ritrovo ad affrontarlo di nuovo, come se dovessi ripartire da zero.
Starò meglio, questo è certo, ma passato un altro anno cosa succederà?
Non riesco a vivere nel costante timore delle mie azioni, e reazioni...
E l'unica cosa che vorrei? Essere ascoltata, seriamente.

senzadisturbare

domenica, 16 settembre 2007, ore 20:35

senzadisturbare

giovedì, 13 settembre 2007, ore 21:08



Mi manca essere bambina.
Uno scatolone pieno di puffi, che puffavano allegramente nel loro villaggio.
Ormai ne sono rimasti pochi, molti meno di quelli con cui giocavamo.
Mancano Birba, Gargamella...
La macchina non ha più il volante, ma sono sempre loro. I miei compagni di gioco.
Ed ora devo solo preferirne uno su tutti, per farlo il mio compagno di viaggi.
Ma prima di questa importante decisione, i superstiti faranno la loro prima foto di gruppo digitale.
Faranno vedere al mondo che sono sopravvissuti a tutto, negli anni. E continueranno a sopravvivere nei secoli, e all'alba di ogni nuovo millennio.
senzadisturbare

martedì, 11 settembre 2007, ore 13:18

Subito un test pronto per l'uso.
Which Peanuts Character are You?


You are Woodstock!
Take this quiz!

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Ed il risulato è Woodstock.
senzadisturbare

giovedì, 06 settembre 2007, ore 20:23

La droga mi ha quasi ucciso, e questo me lo porterò dentro per sempre.
senzadisturbare

mercoledì, 05 settembre 2007, ore 20:46

Non è cominciato tutto da quando ho smesso di piangere, ma ha preso una piega peggiore da quel giorno.
E' come se il corpo sapesse che la mente sta cercando di reprimere certe emozioni, e ne soffre.
Mi ricorderò per sempre quella domenica del 15 di luglio, in cui ho pianto, pianto tanto.
Soffrivo da morire, eppure allo stesso tempo il mio corpo si sentiva sollevato.
Dove sono finite tutte quelle futili emozioni che ti fanno tanto bene al cuore?
Ne ho bisogno. Vorrei poter fare qualcosa per sentirle.
Sembra sciocco, ma vorrei piangere. Piangere col cuore. Per sentirmi bene.
senzadisturbare

mercoledì, 05 settembre 2007, ore 13:36


Ed ecco a voi i fratelli Senzacollo!
Sì, lo so, ormai tutti quelli che mi conoscono hanno abbandonato ogni speranza.
Per me non c'è più niente da fare.
Sono messa davvero, ma DAVVERO male.
senzadisturbare

sabato, 01 settembre 2007, ore 12:32



E' periodica, come la mia ricerca di una di quelle vecchie Polaroid che tanto andavano di moda negli anni '90, ma che ora sembrano introvabili in Italia.
E' periodica, ma fa piu' male.
Lo scorrere della vita è assurdo, inaspettato, e quando il flusso di pensieri comincia a girare nella mia testa, diventa spaventoso, tanto da non farmici dormire la notte.
Cerco di rendere tutto il più razionale possibile, ma non è così facile come sembra.
Dovrei riuscire a vomitare tutti questi pensieri che mi tolgono il respiro, per renderli concreti.
Com'è morire? La maggior parte di noi ha paura di tutto quello che non è spiegabile razionalmente, tanti altri della morte, una delle tante cose che si conoscono solo superficialmente. Nessuno può sperimentarla e vantarsi il giorno dopo di questa esperienza.
Tutti sappiamo che accadrà, e la paura sta nel "come", nel "dove" e soprattutto nel "quando".
Non ci penso sempre, ma quando mi capita ho paura.
Cerco di razionalizzare la paura, ma il fatto di non riuscire a rendere nota questa esperienza mi angoscia ancora di più.
Forse il mio disagio è legato al fatto di non avere un credo sul quale appoggiarmi, dietro al quale nascondermi.
Quando moriremo ci ritroveremo tutti in paradiso.
Sarebbe troppo facile.
Decisamente troppo facile per una persona che non è in grado di credere.
Giuro, a volte vorrei potercela fare anche io. Vorrei riuscire a credere in qualcosa che possa confortarmi nei momenti difficili.
Vorrei, ma non posso costringermi a credere in qualcosa, in qualcuno, solo perchè ho paura, di affrontare tutto senza una linea guida.
A volte dubito anche della mia esistenza. Come posso riuscire a credere in una qualsiasi religione, se queste sono le premesse?
Un flusso irregolare che non riesco a gestire. Un maremoto, quando meno ce lo si aspetta, che travolge la nostra vita, e distrugge i nostri ricordi.

senzadisturbare