Sono tornata a casa da poco.
Pensieri, sorrisi e qualche piccola preoccupazione, che pian piano sto risolvendo.
In questo periodo mi sento particolarmente bene con me stessa, anche se di tanto in tanto sono un pò irritabile.
Però sto bene. Va tutto alla grande, e quello che non va alla grande mi scivola via come l'acqua, dopo una doccia.
Si preannuncia l'arrivo del grande freddo. Spero che arrivi con l'occasione di Halloween, così potrò indossare il mio vestito :)
E' da poco cambiata l'ora, ed io non riesco a dormire. Poco male. Questa notte non è una di quelle notti in cui cerco disperatamente di addormentarmi, e nulla riesce a farmi raggiungere la pace dei sensi.
Questa notte non dormo perchè sono ad un livello di eccitazione mostruosa.
Sarà tutto l'alcool che mi sono bevuta, sarà il caffè che ho ingurgitato 40 minuti fa, sarà che non riesco a stare ferma, e mi è venuta un'improvvisa voglia di prendere un libro e mettermi a leggere.
Sarà...
Ma sarà che sono arrivata a casa da 10 minuti e mi sono lavata i capelli.
Fra 7 ore ho la sveglia, ma non importa, perchè fino a giovedì non si torna al lavoro!
Si sono aggiunti altri 2 segni zodiacali alla mia piccola collezione hellokittiana.
Notizia inutile, tanto quanto quella che sto per scrivere ora: vado a leggere Anghelos :)
Sono l'unica ad avere le paranoie croniche quando vado dal parrucchiere?
E' ora di tagliarmi i capelli. Dopo più di un anno di crescita selvaggia ho deciso di darci letteralmente un taglio.
Idee? Zero.
In realtà ero partita con l'idea di stirarmeli a casa, poi ancora prima che l'idea si trasformasse in pratica mi ero già stancata, quindi ho optato per una via decisamente meno faticosa (almeno per me).
Approfittiamo dell'occasione per tagliarli. Questa volta voglio qualcosa di diverso dal solito. So che ho i capelli ricci, che ho tanti capelli e che sono grossi come dei tronchetti della felicità, ma non mi interessa. Fatemi qualcosa di nuovo su questa testa perchè non ne posso più.
Detto fatto. I parrucchieri amano sentirsi dire queste due magiche parole: fai tu.
Ha cominciato a tagliare: "No, li no. Oddio ma come sono corti. Ma stai ancora tagliando? Ehi? Ma che fai?"
Ma...non volevi cambiare? Ok, stai zitta e lascialo fare.
Conclusione?
A me non sembra che sia cambiato molto, a parte la faccia più scema del solito.
Eppure mi ha tagliato 10kg di capelli :(
Oggi è stata una giornata stranamente interessante nella sua inutilità.
Sorrido da giorni, anche se ancora non conosco il motivo di tanto sorridere.
Lunedì sono tornata in ufficio, sicura di avere la solita faccia "da lunedì", e la prima domanda che mi ha accolto all'ingresso è stata: "Sei innamorata? Guardatela come è innamorata!!!".
E vabè. Tralasciando i commenti e gli insulti che ho sparso a destra e a manca, si è fatto martedì.
Devo ammettere che sembrava il solito martedì anonimo, senza onore nè gloria.
Questo fino a quando non è arrivata la Guardia di Finanza in azienda, ed io, nello stesso momento, mi sono ricordata che dovevo uscire a pranzo con una collega.
Chissenefrega della Finanza. Andiamo a sbevazzare!
Dopo esserci scolate vino e quanti più alcolici poteva offrire la casa, siamo tornate in ufficio, una più barcollante dell'altra.
Apro la posta personale, leggo il nome e...MI STANNO CHIEDENDO DI FARE UN COLLOQUIO?
No, dai, non nutrire troppe speranze.
Bè, però è stato piacevole comunque. Hanno apprezzato il CV e mi hanno detto che mi terranno in considerazione appena si presenterà un'opportunità che rispecchia il mio profilo.
Forse lo dicono a tutti, ma già il fatto di aver fatto passare 2 giorni prima di rispondermi, mi ha fatto riflettere sul fatto che forse lo hanno letto davvero il mio CV, anche perchè, diciamocela tutta, in azienda da me li cestinano ancora prima di farli arrivare sulla scrivania.
Poi forse mio fratello ha dato una spinta maggiore, ma non importa.
Questa notizia mi ha rallegrato la giornata (e forse ha influito anche un pò lo stato alcolico a rallegramela!).
Stasera non riesco a dormire.
Si ricomincia con la stessa storia? Facciamo le cose solo per sfidare noi stessi? Per capire fino a che punto siamo disposti a rischiare?
Pensavo di averla imparata questa lezione. Almeno questa.
Purtroppo non è così, considerato che non ho nè la voglia, nè il desiderio di affrontare le cose in modo diverso.
Vorrei parlare, parlare a raffica, ma evidentemente questa sera non si può.
Sai perchè? Perchè le nostre paranoie creano mostri anche quando non ci sono. Fanno accadere cose perchè siamo noi a fare in modo che succedano. Ti fanno affezionare alle persone, e poi le allontanano. Sono loro ad allontanarle, e sono loro ad odiarle, perchè non capiscono quello che hanno fatto.
E' un circolo vizioso, e prima o poi bisognerà uscirne, cara mia.
La domanda da porsi ora è: quando?
Ed ora sono in ufficio con i sensi di colpa, per aver detto qualcosa di sbagliato.
Per essermi comportata come una stronza senza un motivo.
Per aver avuto un atteggiamento disinteressato, quando in realtà non lo ero affatto.
Altra notte, altra stagione di Scrubs, altra autoanalisi.
Ieri pomeriggio sono andata dal medico per farmi prescrivere delle medicine. Le solite.
Aspetto il mio turno alla postazione segnalata, mentre un ragazzo (o un signore?) sta facendo una richiesta per la sua vicina di casa.
Giacca di pelle, casco in mano, capelli brizzolati.
Primo pensiero: "Che palle la fila. Speriamo che sto qui si dia una mossa".
Ero così sommersa dai miei pensieri che non ho ascoltato la voce, fino a quando i miei pensieri si sono spenti, ed hanno deciso di prendere le sembianze della suocera impicciona.
Mi sono piegata verso destra, senza preoccuparmi di dare troppo nell'occhio.
Niente, non riesco a vederlo. Ha la faccia spiccicata contro il vetro dell'accettazione.
Finalmente si gira, mi guarda. Occhi verdi enormi. E' lui.
"Ciao"
"Noooooooo! Non ci credo! Prego prego, fai pure"
Si mette a sedere, preoccupandosi che ci sia un posto vuoto accanto a lui (dopo le 18 c'è sempre un sacco di gente dal medico. Anziani soprattutto, e sto ancora qui a chiedermi il perchè).
Chiedo la ricetta per le mie medicine ( "ha l'esenzione quella confezione vero?" ), per quelle di mio padre e mi accomodo ( "Le porto dentro dal dottore e gliele faccio firmare. Due minuti e puoi andare").
Mi volto, cercando un posto vuoto, e lui con la mano mi indica il posto vuoto accanto a lui.
Per amore della contraddizione, mi siedo dall'altra parte, perchè fortunatamente era tra due sedie vuote.
"Ti sono venuti un sacco di capelli bianchi..."
"Un pò troppi. Ma parliamo di belle cose che è meglio..."
"Allora? Cosa mi racconti? Quanto tempo! Studi ancora? Bè, direi di sì, a meno che tu non abbia deciso di cambiare facoltà". A volte parlo a raffica, e neanche io riesco a motivare questo comportamento.
"Sì, sì. Studio ancora. Mi mancano ancora due anni, poi ci sarà la specializzazione. Intanto faccio volontariato, come al solito".
"Un altro medico. Questa vita mi sembra sempre di più una puntata di Scrubs"
"Pensa che oggi sono andato a lezione di Psichiatria, ed ho scoperto che ci sono veramente un sacco di pazzi a sto mondo..."
"Bè, una ce l'hai davanti", sfoggio il mio sorriso migliore, mentre l'infermiera mi chiama per darmi la ricetta firmata.
Usciamo insieme, si fanno due chiacchiere.
Quello che si fa, dove siamo stati, dove andremo e con chi andremo...
"Bè, allora ci vediamo in giro..."
"Dubito...raramente sono in giro da queste parti"
"Bè, effettivamente anche io. Se chiami a casa e chiedi dove sono, ti rispondono che sto all'ospedale. Ormai la mia vita oscilla tra le lezioni, l'ospedale e la morosa"
"Bè, allora magari ci incontriamo in ospedale"
"Ahahaha, speriamo di no!"
"Eheheh! Ciao Nico, buona serata"
"Ciao Silvia"
E' stato un bell'incontro. Assurdo, ma piacevole.
Dov'è l'autoanalisi?
Gli amici sono un bene prezioso.
Anche se non li vedi da anni, si ricordano tutto di te. Anche se non parlate da anni, non ci si sente mai imbarazzati ad incominciare una conversazione con loro.
E' stato come se non fosse passato neanche un giorno.
Anche se ora siamo cresciuti. E si vede.
Domenica all'insegna della nullafacenza, che, nel mio caso, spesso e volentieri si traduce in una sorta di autoanalisi non voluta, ma pur sempre utile.
Delle 24 ore che compongono una giornata tipo, 23 le ho passate sul letto, tra DVD, letture, riflessioni e riposini ad intervalli regolari.
DVD, accendo la sigaretta, e comincio a ridacchiare tra me. Effetto "Scrubs", che più lo guardo più mi fa convincere che prima o poi tutti gli ospedali saranno così.
Tutte le volte che vedo quel telefilm mi viene alla mente una persona, un futuro medico, di cui non farò il nome.
Questo pensiero comincia a preoccuparmi, e mi lascia sperare di non dover mai più aver bisogno di un medico in un futuro non troppo lontano. 
DVD 1 finito. Prendo in mano "La mano d'alabastro e altri racconti spettrali".
Leggo il primo racconto, che mi trascina subito dopo verso il secondo.
L'attrazione è troppa e finisco col leggere anche il terzo.
Un libro tutto sommato interessante, anche se nel complesso ne ho letti di migliori.
Fatto sta che è il primo libro che sono riuscita a leggere dopo una (più o meno) lunga pausa forzata.
Spero che il periodo di "smarrimento di lettura" sia passato, e che i miei cari ed amatissimi libri si lascino accarezzare nuovamente dalle mie dita, pagina dopo pagina.
DVD 2. Ripartono le risate, e mi accendo un'altra sigaretta.
Finisce la prima puntata e sento le palpebre che si chiudono lentamente.
Il tepore del piumone concilia il sonno in modo stupendo. Non ho mai fatto un pisolino pomeridiano tanto lungo e tanto bello.
Apro gli occhi. Che ore sono? E' mattina o sera? Oh cazzo, ma devo andare a lavorare. Sono in ritardissimo! Ma cosa mi alzo a fare? Sono le 17.20; ormai chiamo per dire che per oggi salto il lavoro.
Sento delle voci. C'è qualcuno di là, quindi oggi non si lavora. Ah! E' domenica. Fantastico. Ora posso passare all'autococcolamento post-pisolino.
Incrocio le dita delle mani sulla nuca, e comincio ad osservare il soffitto.
Vuoto totale di pensieri.
Sento che devo dirmi qualcosa, ma è come se mi obbligassi da sola a non dirlo.
Devo trovare una soluzione, altrimenti non ne verremo mai a capo.
IDEA!
Sigaretta.
Perchè non parli?
Lo sai perchè non parli, vero?
Ora lo sa anche qualcun altro, eppure questa mattina non mi sento una persona diversa da ieri.
Forse solo più stanca.
4.30 am i miei occhi decidono di chiudersi, per affrontare una nuova settimana all'insegna della realtà.
E quindi ho deciso di scrivere questo post, che questa sera avrei scritto comunque, ma nessuno avrebbe mai capito chi, o cosa, fosse il destinatario di tutti questi pensieri.
Sarebbe stato diverso, ma con gli stessi concetti, e quasi mi sembra assurdo essere qui a scriverli, eppure è così, e sono quasi contenta.
Non so come sia successo, ma all'improvviso io avevo bisogno di una spalla su cui piangere e sei arrivato tu.
Nessun secondo fine, nessuna domanda.
Non ho ancora capito perchè quella sera tu abbia deciso di starmi vicino, ma lo hai fatto e, dopo tante lacrime, è comparso un lieve sorriso, a farmi capire che le persone disinteressate che ti offrono una spalla su cui piangere esistono ancora.
Da quel giorno è successo qualcosa che mi ha fatto sorridere, ed il fatto di sapere che c'eri, in qualsiasi momento, mi rendeva più coraggiosa.
Il suono della tua voce è così dolce e rilassante, ed io stento a credere a quello che sto scrivendo.
Sembro una pazza, affezionatasi ad un fantasma.
Ed ora sto per inviarti uno di quei messaggi stupidi, che però bastano per farmi sorridere anche questa sera.
Domani leggerai queste parole, e sono quasi sicura che ne rimarrai sorpreso, ed io sarò la persona più imbarazzata del mondo, ma non importa.
Mi hai regalato quel piccolo momento di felicità giornaliera, e penso che meritassi almeno un grazie.
Questo blog sta diventando "la posta di Silvia". Se non la smetto comincerò ad insultarmi da sola :)